Accertamenti fiscali: prescrizione

La prescrizione dei vari tipi di accertamenti fiscali: decorrenza, scadenza, termini e interruzioni.

 

Se hai avuto un accertamento fiscale e hai ricevuto la notifica dell’atto che lo contiene, una delle prime domande che ti porrai è quella sui termini di prescrizione. Sai vagamente che oltre un certo termine il tributo non può più esserti validamente richiesto e così non sarai più tenuto a pagarlo, proprio perché cade in prescrizione; ma probabilmente non conosci gli esatti termini previsti per ciascuna tassa, imposta o tributo e che talvolta cambiano anche in relazione al tipo di violazione che ti è stata contestata.
Forse, non sai nemmeno che l’Amministrazione finanziaria ha anche dei precisi termini imposti a suo carico per poter svolgere gli accertamenti fiscali, oltre i quali questa attività le diventa preclusa: significa, ad esempio, che non potrà più esaminare e controllare le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti oltre un certo numero di anni indietro.

In questo caso, non si tratta di prescrizione, ma di decadenza dal potere di accertare i tributi, anche se ai fini pratici e dal punto di vista del contribuente, le conseguenze sono le stesse: una volta trascorsi quei termini – di prescrizione oppure di decadenza – non dovrai più versare le somme richieste in conseguenza di un accertamento eseguito o notificato oltre questi rispettivi termini, che dunque “giocano” assieme a tuo favore. Esaminiamo allora quali sono i casi in cui gli accertamenti fiscali vanno in prescrizione, suddividendoli per tributo, per annualità e per adempimenti; scoprirai, per ogni tipo di tassa, quando potrai dormire sonni tranquilli e fino a quando invece dovrai continuare a preoccuparti di poter ricevere un accertamento valido.

Cartella o avviso di accertamento?

Innanzitutto devi sapere se l’atto che hai ricevuto è una cartella oppure un avviso di accertamento. Questo ti serve perché alcuni avvisi di accertamento sono esecutivi, cioè hanno lo stesso effetto di una cartella, che quindi in questi casi non arriverà proprio perché basta l’avviso a mettere in moto l’Erario se il debito non viene pagato entro i 60 giorni oppure entro lo stesso termine non viene proposto ricorso che comporti la sospensione dell’esecutività.
Gli accertamenti esecutivi finora riguardano le imposte dirette, come l’Irpef, l’Ires e l’Irap, e le imposte indirette come l’Iva. Sono esclusi, invece, quelli emessi dagli Enti locali per i tributi di loro competenza, come le Regioni per il bollo auto e i Comuni per Imu, Tari e Tasi. Ma dal 2020, con l’approvazione della manovra finanziaria, la situazione cambierà e anche questi Enti verranno potenziati nella riscossione delle tasse: arriverà un unico atto di intimazione a pagare, e ai fini della prescrizione dovremo fare i conti con quello.

Quando si prescrivono le tasse?

Tutte le imposte e tasse cadono in prescrizione ma ciascuna ha i suoi termini. Irpef, Iva ed Ires si prescrivono in 10 anni, soggiacciono cioè al termine generale senza abbreviazioni. Però c’è un’interpretazione che si sta facendo strada in giurisprudenza secondo cui la prescrizione sarebbe di cinque anni; si considera, infatti, che sono debiti tributari da pagare a scadenza periodica, una volta all'anno, e dunque per essi dovrebbe valere la regola del dimezzamento dei tempi rispetto a quelli ordinari.
Gli altri tipi di tributi invece si prescrivono normalmente sempre in cinque anni. Così ad esempio l’Imu, la Tasi, la Tari, i contributi previdenziali, come quelli dovuti all’Inps ed all’Inail, ed anche le multe stradali e le altre sanzioni amministrative. Fa eccezione il bollo auto, per il quale la prescrizione arriva in tre anni. Il periodo utile per conteggiare la prescrizione inizia a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui doveva essere pagato. Ad esempio, il bollo auto dovuto per l’anno 2016 si prescriverà alle ore 24 del 31 dicembre 2019.

Quando si prescrive l’accertamento delle tasse?

Sapere qual è il termine di prescrizione di ogni singola tassa è la base indispensabile ma non è sufficiente per capire quando si prescrive anche il relativo termine di accertamento. In generale il termine per l’accertamento è quello del tributo a cui si riferisce, così entro quel termine dovrà essere emesso ed inviato al contribuente l’atto accertativo, che potrà essere un avviso di accertamento esecutivo, come per Iva o Irpef, una cartella di pagamento, un avviso di liquidazione per alcuni tipi di imposte come quella di Registro o di Bollo, o un avviso di addebito che riguarda i contributi previdenziali Inps.
Gli Uffici accertatori, però, hanno anche dei precisi termini posti a loro carico, entro i quali devono effettuare i controlli e le verifiche sulle situazioni dei contribuenti e, se riscontrano violazioni, emettere gli atti di accertamento.

Questi termini di decadenza (con effetto analogo, come abbiamo detto, a quello della prescrizione, perché precludono la validità dell’accertamento eseguito o notificato oltre) dipendono non solo dalla prescrizione che la legge impone su ogni tributo, ma anche da comportamenti del contribuente, come l’omessa presentazione della dichiarazione oppure la presenza di violazioni penali. Ci sono anche delle diminuzioni dei termini in favore dei contribuenti che si adeguano a determinati comportamenti “premiali” come l’adeguamento agli studi di settore e la fornitura telematica dei dati delle fatture e dei corrispettivi anche nei casi in cui non è previsto l’obbligo.
Dal 2016, per le imposte sui redditi e l’Iva i termini utili per l’accertamento delle annualità d’imposta scadono normalmente il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (che, come sappiamo, riguarda sempre l’anno d’imposta precedente: la dichiarazione dei redditi 2019 è riferita all'anno d’imposta 2018).
Se però la dichiarazione è stata omessa, e quindi il contribuente non l’ha presentata, i termini aumentano e così l’Amministrazione finanziaria ha più tempo a disposizione per accertare: diventano sette anni anziché cinque, sempre con scadenza al 31 dicembre e con riferimento all'anno in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Così i termini per l’accertamento del periodo d’imposta anno 2014 (dichiarazione 2015) saranno scaduti a partire dal 1° gennaio 2020; se però la dichiarazione non era stata presentata, quel contribuente potrà essere colpito ancora da accertamenti anche per il 2014 e il 2013, entro il 31 dicembre 2019.
Per le annualità anteriori al 2016 e non ancora prescritte opera ancora il raddoppio dei termini di accertamento, in presenza di reati tributari. Questo significa che in caso di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta o altre violazioni per le quali è prevista, in aggiunta alle sanzioni amministrative, anche la sanzione penale prevista per i delitti (con obbligo di denuncia all'Autorità giudiziaria da parte dei funzionari accertatori), è ancora accertabile l’anno d’imposta 2010.
Due anni di sconto sui termini ordinari, invece, per i soggetti che hanno optato volontariamente per la trasmissione telematica dell’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture e dei corrispettivi e garantiscono la tracciabilità dei pagamenti con i metodi digitali (Pos, carte di credito o di debito, bancomat o postamat, bonifici bancari e postali).

 

Fonte: www.lalellepertutti.it

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