Morte del congiunto: come gestire il momento della successione

 

Breve guida agli adempimenti burocratici in caso di successione ereditaria.

La morte di un congiunto non è mai un momento facile da affrontare, anche dal punto di vista degli adempimenti burocratici richiesti ai congiunti e, generalmente, a tutti coloro che sono chiamati alla divisione del patrimonio ereditario. Molti enti pubblici sono infatti interessati alla notizia del decesso, poiché dall’esistenza di ciascuno di noi dipendono i nostri rapporti giuridici: in caso di decesso, la maggior parte di questi viene trasmessa agli eredi e, ovviamente, si tratta di un passaggio che conserva rilevanza pubblica.

Gli adempimenti sono gli stessi sia nel caso di successione testamentaria sia nel caso di successione legittima, ovvero la successione che si svolge nelle forme previste dalla legge senza testamento.

Alla morte di un congiunto, i chiamati all’eredità sono in primo luogo tenuti a reperire il certificato di morte, documento che si richiede presso l’ufficio anagrafe dell’ultimo comune di residenza.

Ovviamente ogni atto che ha valore certificativo esige l’apposizione della debita marca da bollo (oggi di euro 16,00).

Il passaggio successivo, comune a tutta Italia, è la presentazione della dichiarazione di successione alla Agenzia delle Entrate: si tratta di un adempimento obbligatorio di carattere fiscale, che nei territori di tradizione austro-ungarica ha fondamentale importanza anche sotto altri profili, da presentare entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (di regola coincidente con il decesso) presso l’ufficio della circoscrizione ove era fissata l’ultima residenza del defunto. Questa dichiarazione elenca tutti i beni nel patrimonio del defunto e comunica all’Agenzia delle Entrate chi sono gli eredi e quindi chi subentrerà nel patrimonio al momento privo del suo originario titolare.

L’esito fiscale è la quantificazione delle imposte dovute per questo passaggio. Ad oggi sono previste tre aliquote distinte, a seconda del grado di parentela degli eredi, e conseguenti franchigie, cioè soglie entro le quali l’imposta non è dovuta:

  • coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, ascendenti e discendenti): 4%, con franchigia fino a € 1.000.000,00 di valore dell’eredità;
  • fratelli e sorelle, 6%, con franchigia di € 100.000,00;
  • altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al 3° grado: 6% senza franchigia;
  • tutti gli altri soggetti, 8% senza franchigia.

Non sono solo gli eredi a dover presentare la dichiarazione di successione

La dichiarazione di successione è un documento fondamentale che deve essere presentato in generale da tutti coloro che si trovano in un rapporto di disponibilità dei beni ereditari.

Oltre agli eredi e ai legatari, gli obbligati a presentare la dichiarazione di successione sono i rappresentanti legali, gli immessi nel possesso dei beni in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta, gli amministratori dell’eredità, i curatori delle eredità giacenti, gli esecutori testamentari e i trust.

In ogni caso, basta che la dichiarazione sia sottoscritta da uno solo dei soggetti obbligati.

L’imposta di successione

Una volta presentata la dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate liquida l’imposta di successione ed emette l’apposito avviso che viene notificato agli eredi e agli altri soggetti interessati entro 3 anni dalla data di presentazione della dichiarazione stessa. Se la dichiarazione non viene presentata, l’Agenzia delle Entrate notifica comunque l’avviso di liquidazione entro 5 anni dalla scadenza del termine.

Attenzione, si tratta di un’obbligazione solidale: tutti gli eredi sono obbligati a pagare l’intera imposta complessivamente dovuta da loro e dagli altri, sia per la parte attinente all’asse globale sia per quella relativa alle singole quote. L’Agenzia delle Entrate può chiedere il pagamento integrale a ciascun erede: se uno di loro non paga la propria quota, gli altri non saranno al sicuro da eventuali azioni esecutive di riscossione esattoriale. Il destinatario di un legato, invece, è obbligato solo per la propria quota.

Solo la rinuncia all’eredità permette di non essere destinatari dell’avviso e di evitare il pagamento dell’imposta: ma in tal caso, ovviamente, non si diventa eredi e non si partecipa alla divisione ereditaria.

La dichiarazione di successione non sempre va presentata

In alcuni casi particolari la dichiarazione di successione può non essere presentata.

Innanzitutto, non sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione i soggetti che rinunciano all’eredità (o al legato); la rinuncia deve avvenire entro 10 anni, altrimenti non ha effetti e l’erede si considera come se avesse accettato. La comunicazione all’Agenzia delle Entrate deve avvenire a mezzo raccomandata, allegando una copia autentica della dichiarazione di rinuncia all’eredità, oppure una copia dell’istanza di nomina del curatore, autenticata dal cancelliere del tribunale. Dato che la dichiarazione di successione va presentata nei 12 mesi successivi alla morte del congiunto, è preferibile non attendere troppo tempo se si desidera rinunciare al lascito ereditario.

Non sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione il coniuge, i figli, i genitori e/o altri parenti in linea retta se il patrimonio ereditario è di modico valore, ossia se complessivamente non supera euro 25.823 euro e non comprende beni immobili o diritti reali di godimento.

Per chi accetta l’eredità con beneficio di inventario, il termine di 12 mesi per la presentazione della dichiarazione di successione decorre dalla scadenza del termine stabilito per la formazione dell’inventario (o dalla sua chiusura).

Per l’eredità di immobili, vanno forniti ulteriori documenti

Generalmente, in Italia per ogni bene immobile di proprietà del defunto sarà necessario reperire i seguenti documenti da presentare per la redazione della dichiarazione di successione:

– una copia del titolo di provenienza o visura nota trascrizione digitale;

– visura catastale per soggetto (il defunto);

– licenza edilizia, concessioni e condoni nonché eventuali accertamenti di valore.

Qualora i beni immobili fossero privi di rendita catastale, è opportuno richiedere preventivamente l’attribuzione della rendita catastale, allo scopo di evitare futuri accertamenti da parte della Agenzia delle Entrate.

 

Fonte: La legge per tutti

Lascia un commento